I TERZIERI DI CHIUSI

Terziere Sant'Angelo

Terziere Santa Maria

Terziere San Silvestro

 

 

I TERZIERI NELLA STORIA

 

Rispetto alla vita dei Terzieri alla loro origine non possediamo molti documenti a causa della distruzione degli archivi comunali e vescovili effettuata tramite incendio da parte di Cesare Borgia detto il Valentino. Alcuni volumi si sono, comunque, salvati e, con solo rari buchi, raccontano la storia della Città di Chiusi dal 1429. In merito possiamo dire:I Bizantini, durante la guerra greco – gotica, distrussero praticamente tutti gli edifici etrusco – romani e seppellirono il cardo e il decumano sotto almeno due metri di macerie. Nonostante questo la divisione interna in quartieri restò in vita. Quando i Longobardi, alla fine del VI secolo, occuparono il territorio di Chiusi vi posero una loro Fara. Infatti i Longobardi erano organizzati in gruppi omogenei e compatti di famiglie aventi lo stesso Clan gentilizio che si organizzavano in contingenti militari chiamate Fare. Il guerriero più potente da un punto di vista dinastico e soprattutto per valore militare veniva nominato Duca dal sovrano e posto al comando della Fara. La Fara era dunque l’unità fondamentale dell’organizzazione sociale e militare dei Longobardi. La Fara veniva spesso ubicata nelle zone di confine dell’espansione longobarda e così fu per Chiusi il cui territorio confinava con quello bizantino. Fu così che quando i Longobardi occuparono il territorio di Chiusi, vi posero la loro Fara, e lo trasformarono in un loro Ducato a gestione reale con una divisione strategico amministrativa che presto si trasformò nella istituzione Terzieri che restò in vita fino alla fine del XV secolo. Salvo la parentesi della metà del XV secolo in cui i Terzieri presero il nome delle località dove avevano il loro territorio in Città per protesta contro il potere del Vescovo : Terziere del Poggio, Terziere della Cimina, Terziere di Piazza Nova,i Terzieri hanno variato soprattutto i loro confini ma i nomi che sono rimasti quelli ancora oggi esistenti, rispettivamente : Santa Maria, Sant’Angelo e San Silvestro. La loro funzione era di tipo economico, funzionale, difensivo. In pratica Santa Maria era abitata dalla classe dei nobili etrusco –romani, Sant’Angelo dalle classi militari e popolari e San Silvestro dalle classi longobarde. Testimonianza di questo si ha osservando i pochi resti ancora esistenti dopo le secolari distruzioni nei vari territori.

 

 

 

DAL 1980 AI NOSTRI GIORNI

 

A seguito dello sviluppo economico, gli inizi degli anni 80 a Chiusi si inizia a sentire sempre più forte la necessità di aggregazione sia culturale che sociale, e la creazione di un sistema che integrasse i mille rivoli in cui si disperdeva la società. Un progetto del Comune di Chiusi aveva evidenziato in modo chiaro tale necessità stimolando la nascita di collettivi teatrali, culturali, giovanili ed altre forme di attività collettiva; la società cominciava a muoversi spontaneamente anche se senza una chiara direzione. Partendo dalla riflessione sulla situazione sociale del nostro Comune che era estremamente disunita e mancante di punti di aggregazione culturale e di stimoli controllati ed organizzati in un piano di più ampio respiro, alcuni cittadini cercarono di individuare quali regole e quali strumenti darsi per far camminare la nuova società di cui si sentiva tanto bisogno. Nel Centro Storico della Città di Chiusi, alcuni cultori della storia locale, veri e propri topi di biblioteca, si trovarono tra le mani gli "Statuti" della Città di Chiusi del 1538 e, in quelle pagine abbandonate alla polvere e agli acari dell'archivio, trovarono la risposta tanto cercata. In quelle pagine, difficili da leggere, scoprirono uno spaccato della vita della Città di Chiusi affascinante da cui appariva come il faticoso cammino della comunità, cosparso di miriadi di ostacoli e rovesciamenti, aveva trovato la sua continuità in quanto garantito nei suoi aspetti tradizionali, nei costumi e negli usi attraverso le istituzioni garantite dagli Statuti nei cui capitoli si era stratificata l'esperienza e la saggezza di secoli di vita. Appariva chiaro come tali norme non fossero state calate dall'alto ma fossero l'espressione di una accettazione diffusa e interiorizzata e quindi espressione di tutti. "Libero è chi si riconosce nelle leggi cui ubbidisce' diceva il filosofo. Non a caso, ogni volta che cambiava la forma di governo della Città (e in quei tempi cambiava più spesso di oggi e in modo radicale) il popolo pretendeva l'osservanza degli Statuti come garanzia di autonomia e di identità collettiva. In effetti gli Statuti evidenziavano in modo chiaro che essi rappresentavano l'autonomia della comunità chiusina conquistata nel tempo e soprattutto erano la prova evidente che la Città era riuscita a farla riconoscere dalle potenze vicine ancorché tra loro antitetiche e nemiche e comunque unificate negli effetti dalla fiera identità del popolo di Chiusi. Perciò, sia che dominassero le guelfe Perugia ed Orvieto, sia che dominasse la ghibellina Siena, Chiusi mantenne la sua autonomia normativa e sociale. A conferma di ciò, dalle stesse norme, appariva chiaro che Chiusi, pur facendo parte della Repubblica Senese era autonoma rispetto alla Città di Siena alla quale, quindi, non pagava le preste, i dazi, le gabelle e gli oneri. Inoltre Chiusi, come aveva fatto da lungo tempo, manteneva la facoltà di accogliere gli sbandati, i fuggiaschi e i fuoriusciti da altre comunità anche lontane considerando l'immigrazione non un ostacolo ma un arricchimento degli usi e dei costumi. Non a caso lo scalo è composto in maggioranza da immigrati e la comunità della "Silva Montollese" ( oggi Montallese) è una comunità formata da fuggiaschi dalla Lombardia nel secolo quindicesimo. Negli Statuti veniva ribadito che trattavasi di una Città con tanto di corte e pertinenze territoriali e che i pantani e i laghi di Chiusi (chiamato Chiaro di Luna) e di Montepulciano erano di sua proprietà; tant'è che dal 1240, nella Domenica in Albis, i magistrati della Città sposavano le acque come faceva la Repubblica veneziana con il mare (unico esempio di tale rito nelle acque dolci). Affascinati dalla semplicità dell'idea decisero di riprendere gli antichi Statuti (riformati l'ultima volta nel 1706) e tramite l'assemblea del popolo li resero di nuovo attivi e li riformarono per adattarli al contesto politico-legale attuale , li adottarono come Statuto dell'Associazione "I Terzieri di Chiusi" ed infine li depositarono in Comune dopo una formale presa d'atto del Consiglio Comunale. Lo Statuto prevede che i territori dei Terzi di S.Maria, S.Angelo e S.Silvestro in cui è diviso il territorio comunale siano federati nella Città tramite il Consiglio Maggiore o Rettorato , l’organo organizzativo dell’Associazione Terzieri di Chiusi. Nel 1983 fu fatto il primo atto ufficiale che si tradusse nello Statuto. A capo dell’organizzazione, provvisoriamente, c’era il sarto Trabalsini Rolando che diede la spinta più decisa.Contemporaneamente, nello stesso anno, a Chiusi Scalo, su iniziativa di don Vasco Della Lena, vengono create come forma di aggregazione le Contrade, cercando con queste di mettere insieme le miriadi di culture e di memorie storiche che costituivano e costituiscono il suo tessuto sociale. Insieme all'Associazione rinascono così la Festa dell'Uva e del Vino e il Palio delle Torri (nell'ambito della Festa Patronale di Santa Mustiola come era sempre avvenuto nei secoli passati) e , poco dopo, la Cena della Befana. Negli anni a seguire l'Associazione acquista sempre più importanza a livello locale e la Festa dell'Uva e del Vino diventa uno degli eventi di punta e di maggior spessore di tutto il Territorio locale e Provinciale. Gli anni 80 e 90 sono gli anni di maggior splendore per l'Associazione, grazie anche alle sempre maggiore partecipazione dei cittadini, non solo del Centro Storico , ma anche delle frazioni e piano va rinascendo quel senso di appartenenza al proprio Terziere che oggi caratterizza positivamente la vita sociale all'interno dei Terzieri. Con l'arrivo del nuovo secolo arrivano anche i primi problemi per l'associazione, che, a causa di mancanza di ricambio generazionale, scarsa considerazione e appoggio da parte delle Amministrazioni Comunali e mancanza di fondi, si trova ad attraversare gli anni più difficili, senza apparente sostegno e collaborazione delle autorità e dei cittadini che negli anni precedenti erano stati il motore dell'Associazione.  La Caparbietà e l'attaccamento dei Fondatori dell'associazione (primo tra tutti Stefano Bistarini) ha reso possibile i superamento del periodo buio, e nel 2008, dopo due anni di commissariamento in cui tutti credevano ormai morta l'Associazione, avviene il tanto auspicato cambio generazionale. Il nuovo Rettorato si trova composto per più del 50 per cento da ragazzi sotto i 25 anni e, grazie al sostegno e l'esperienza di alcuni vecchi responsabili rimasti in seno all'Associazione, i Terzieri finalmente rivedono la luce. La Festa dell'Uva, dopo gli ultimi anni difficili, riacquista splendore e prestigio a livello locale e provinciale, ma sopratutto nel 2010 nasce il Tria Turris, l'evento che riporta in auge lo storico Palio delle Torri. La prima edizone del Tria Turris è un successo incredibile: rinasce tra le nuovi generazioni il senso di appartenenza al terziere che caratterizzava i primi anni dell'Associazione, nascono gruppi e compagnie legati ai Terzieri e al Tria Turris (come la compagnia d'Arme, la Compagnia di Arcieri ecc..) e finalmente  l'Associazione diventa motivo di aggregazione di più generazioni chiusine. Il Tria Turris segna anche il ritorno ad una positiva collaborazione con l'Amministrazione Comunale, che vede nella festa un importante evento su cui puntare a livello provinciale e non solo, evento che valorizza culturalmente ed artisticamente le gloriose ed affascinanti radici medievali e longobarde del nostro Paese, meno conosciute , ma non per questo meno importanti di quelle Etrusco-Romane che l'hanno da sempre caratterizzato. 

CHIUSI: CAPITALE ETRUSCA E FORTE MEDIEVALE?

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